PROGETTO IRIS, COMUNICAZIONE MORTE VIOLENTA E INASPETTATA. PUBBLICATA LA RICERCA REALIZZATA IN COLLABORAZIONE CON IL SAP

PROGETTO IRIS, COMUNICAZIONE MORTE VIOLENTA E INASPETTATA. PUBBLICATA LA RICERCA REALIZZATA IN COLLABORAZIONE CON IL SAP

Lo scorso anno la Onlus “De Leo Fund” di cui il noto psichiatra prof. Diego De Leo è il Presidente, ha avviato una ricerca in collaborazione con l’Università degli Studi di...

Lo scorso anno la Onlus “De Leo Fund” di cui il noto psichiatra prof. Diego De Leo è il Presidente, ha avviato una ricerca in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova-Dipartimento di Psicologia Generale con referente la Prof.ssa Sabrina Cipolletta, finalizzata all’esplorazione dell’esperienza di comunicazione di morte violenta e inaspettata, dedicata agli operatori di Polizia che devono gestire questi eventi critici, anche in relazione all’informazione ai congiunti delle vittime.

Convinti fin da subito dell’importanza di questo progetto e del tema trattato, il SAP ha deciso di aderire a questa iniziativa: un contributo che propone la prospettiva degli “addetti ai lavori e di chi ha ricevuto la notizia”, evidenziandone le criticità maggiormente sentite ed esplorando le reazioni vissute e gli accorgimenti adottati per svolgere il proprio compito con sensibilità e professionalità. Molti iscritti SAP hanno risposto in forma anonima al questionario online. I dati raccolti, dopo essere stati opportunamente elaborati e codificati, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica International Journal of Environmental Research and Public. Si tratta di una rivista scientifica basata sul modello “peer-reviewed” che pubblica articoli originali, recensioni critiche, note di ricerca e brevi comunicazioni nell’area interdisciplinare delle scienze della salute ambientale e della salute pubblica. Collega diverse discipline scientifiche analizzando altresì gli impatti dei fenomeni naturali e dei fattori antropogenici sulla qualità del nostro ambiente, sulle interrelazioni tra salute ambientale e qualità della vita, nonché sugli aspetti socio-culturali, politici, economici e considerazioni legali relative alla tutela dell’ambiente e alla salute pubblica.

Il lavoro ha seguito essenzialmente due filoni di ricerca:

  • La comunicazione della morte inaspettata e violenta: le esperienze di polizia e operatori sanitari
  • La ricezione della notifica di morte inaspettata e violenta (studio di carattere qualitativo)

Il disegno della ricerca ha potuto beneficiare delle competenze di Diego De Leo, professore emerito di psichiatria e Presidente della De Leo Fund Onlus, della Prof.ssa Sabrina Cipolletta del Dipartimento di Psicologia Generale assieme alle dottoresse Annalisa Guarino, Benedetta Maria Congregalli e Josephine Zammarelli. Per la nostra organizzazione sindacale hanno fornito un significativo contributo il Segretario Generale Stefano Paoloni e la Dirigente Sindacale Anna Valle, psicologa e psicoterapeuta da sempre impegnata nello studio e nell’analisi di questi temi.

Per quanto riguarda la comunicazione della morte inaspettata, esperienza cha fa parte della vita lavorativa degli agenti e degli operatori sanitari, hanno partecipato alla rilevazione un totale di 155 individui, di cui 102 agenti di polizia; la variabile di genere ha visto una prevalenza della componente maschile. Per valorizzare l’espressione personale delle esperienze vissute dai partecipanti è stato realizzato un questionario ad hoc. I risultati ottenuti, attraverso l’Analisi Tematica del Contenuto, hanno permesso l’individuazione di cinque aree tematiche:

  • come è avvenuta la comunicazione
  • i vissuti durante la comunicazione
  • le difficoltà incontrate,
  • le strategie di coping,
  • le forme di supporto.

In generale la notifica di morte inaspettata e violenta è descritta dai partecipanti alla ricerca come un’esperienza negativa, nella quale a fare la differenza è spesso il mezzo utilizzato. Nel caso in cui la notizia venga data di persona, è forte il coinvolgimento emotivo con il dolore dei familiari. Nel caso invece di comunicazione a distanza, nella maggior parte dei casi per telefono, ciò che emerge negli operatori è un senso impotenza, alleviato almeno in parte dalla presenza nel contesto di altri colleghi. Dall’analisi dei dati appare un elemento non trascurabile: si ragiona spesso su quale sia l’approccio migliore, ossia se sia opportuno tenere un atteggiamento distaccato o professionale o più coinvolto. L’indicazione che se ne può trarre è che il notificante debba impegnarsi nel trovare il gusto equilibrio tra distacco e coinvolgimento e quindi tra professionalità e umanità. Non bisogna poi trascurare le fasi precedenti e successive alla fase della notifica dell’evento luttuoso. Emerge che la maggior parte dei partecipanti non ha ricevuto un’adeguata formazione su come affrontare questo incarico e per tale motivo si è costretti ad attingere a conoscenze personali ed esperienze pregresse, lasciandosi guidare dal buon senso. Questo non può non suscitare una profonda riflessione: la notifica di morte è una pratica purtroppo frequente nella vita professionale degli operatori; si tratta comunque di una situazione difficile, emotivamente molto stressante. È importante allora promuovere la costituzione di un team multidisciplinare che aiuti gli operatori in questo delicato compito, anche attraverso interventi di supporto e sostegno sia durante che una volta concluso l’incarico.

Il secondo filone di ricerca si occupava della ricezione della notifica di morte inaspettata e violenta. L’analisi partiva dalla considerazione, alquanto evidente, che la perdita di una persona appare per sua natura un evento scioccante e spesso traumatico, soprattutto nel caso in cui la morte sopraggiunga senza preavviso ed è dovuta a cause esterne e violente. In confronto alla morte naturale, l’evento della morte improvvisa può generare un recupero più lento e l’insorgenza di disturbi di salute mentale e di carattere depressivo.  La ricerca, condotta con metodo qualitativo, mira a dare spazio alle esperienze e ai resoconti soggettivi di chi, familiare o amico del defunto, ha ricevuto da una figura professionale la notifica di morte inaspettata. Per il campionamento dei soggetti da esaminare sono stati utilizzati sia i social network, il passaparola e  la rete dei contatti. Hanno partecipato in totale 52 persone, con età media di 49,44 anni e una prevalenza nel genere femminile. Il questionario ad hoc costruito da 12 domande a risposta aperta e autosomministrato online. Dai risultati emersi sono stati individuati 4 temi chiave e rispettivi sottotemi:

  • Come è avvenuta la comunicazione
  • Vissuto
  • Supporto
  • Strategie di adattamento

La maggior parte dei partecipanti ha ricevuto la comunicazione di persona, altri tramite telefono. Nella comunicazione de visu la morte dei familiari è stata notificata anche attraverso aspetti non verbali, quali sguardi, gesti, tono della voce. Per quanto riguarda il vissuto, in generale emergono sentimenti di disperazione, accompagnati a grida, sconcerto, reazioni corporee quali nausea, vomito, svenimento. Nella metà dei casi i partecipanti hanno riferito di aver ricevuto un supporto formale per elaborare la perdita, grazie all’intervento di psicologi o psicoterapeuti. Importante in questo contesto anche l’ausilio della rete dei familiari e degli amici. In ultimo, relativamente alle strategie di adattamento ed elaborazione del lutto, alcuni intervistati hanno raccontato di aver fatto riferimento alla propria famiglia o attraverso la scrittura o la lettura, intesi come metodo per dialogare idealmente con la persona che è venuta a mancare.

In generale questa ricerca ha cercato di fornire utili spunti di riflessione per una maggiore comprensione del fenomeno sull’esperienza di notifica di morte per favorire una migliore gestione di questo difficile compito. La gestione delle reazioni emotive dei destinatari, da parte degli operatori, rappresenta un aspetto difficoltoso che può determinare un’attenuazione del trauma e gettare le basi per un migliore processo di gestione del lutto. Considerando la natura essenzialmente esplorativa dello studio, è necessario evidenziare alcuni limiti. L’esigua consistenza del campione analizzato, non permette di avventurarsi in inferenze statistiche. Inoltre, partendo dal presupposto che vi è ancora un numero esiguo di ricerche del genere, non è possibile fare confronti o formulare considerazioni di carattere più ampio.

Un particolare ringraziamento e le più sincere congratulazioni per la realizzazione di questo importante studio di ricerca al Prof. Diego De Leo, professore emerito di psichiatria e Presidente della De Leo Fund Onlus, e a tutto il gruppo di ricerca composto della Prof.ssa Sabrina Cipolletta del Dipartimento di Psicologia Generale, dalle dottoresse Annalisa Guarino, Benedetta Maria Congregalli e Josephine Zammarelli e dalla dr.ssa Anna Valle, poliziotta, psicologa e psicoterapeuta.

Nei link di seguito riportati, è possibile scaricare gli articoli pubblicati con il dettaglio delle tabelle per l’elaborazione dei dati raccolti e la bibliografia consultata. Proponiamo altresì la lettera di ringraziamento pervenuta al nostro Segretario Generale.

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