TERESA NOCE: UNA RIVOLUZIONARIA PROFESSIONALE

TERESA NOCE: UNA RIVOLUZIONARIA PROFESSIONALE

In questo particolare giorno dell’anno voglio richiamare l’attenzione su una donna che con il suo impegno ha reso libertà e dignità a numerose donne e per questo può essere...

In questo particolare giorno dell’anno voglio richiamare l’attenzione su una donna che con il suo impegno ha reso libertà e dignità a numerose donne e per questo può essere considerata una vera rivoluzionaria professionale. Stiamo parlando di Teresa Noce, una delle prime donne elette in Parlamento che partecipò ai lavori dell’Assemblea Costituente fornendo un contributo determinante alla stesura dell’art.37 della Costituzione. Da qui parte la nostra storia, che riconosce a pieno titolo alle donne lavoratrici gli stessi diritti degli uomini e uno stesso compenso salariale.

Teresa Noce si impegnò per un progetto rivolto non semplicemente alle donne ma per le donne in quanto madri. 

È doveroso ricordare che prima di essere eletta in Parlamento, Teresa subì numerose condanne ingiuste finendo persino in carcere, nonostante fosse agli ultimi mesi di gravidanza. Per questo sostenne fortemente l’approvazione della rivoluzionaria legge n. 860 del 1950 che entrò in vigore il 26 agosto, data memorabile in cui le donne madri e lavoratrici acquisivano piena libertà e parità di trattamento. 

Può considerarsi questo l’inizio di un vero percorso per il riconoscimento delle pari opportunità, un dibattito che ci accompagna ancora oggi. Il suo fondamentale intervento segnò senza ombra di dubbio un punto di svolta, basti pensare che in quel periodo nei colloqui di lavoro alle donne venivano rivolte questo tipo di domande: “Lei ha intenzione di avere figli? È sposata? Mi firma la clausola del nubilato?”.

Ripensando al processo che portò all’approvazione della legge, Teresa Noce raccontò che questo intervento normativo fu sì ritenuto necessario ma non facile da portare a termine, perché non vi era ancora nessuna esperienza legislativa sull’argomento, nessuno studio e nessuna visione univoca di intenti. Tuttavia lei rimase sempre fortemente convinta che la lotta delle masse nel Paese avrebbe dato l’aiuto necessario all’elaborazione del progetto di legge. Al buon esito finale contribuirono in molti, ognuno portando il proprio punto di vista, cosa che si tradusse spesso in momenti di tensione, alcuni di non facile soluzione.

Le tematiche più importanti della legge riguardavano la tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri, il divieto di licenziamento dall’inizio della gestazione fino al compimento del primo anno di età del bambino; il divieto di adibire le donne incinte al trasporto e al sollevamento di pesi e altri lavori pericolosi, faticosi o insalubri; il divieto di adibire al lavoro le donne nei tre mesi precedenti il parto e nelle otto settimane successive salvo possibili estensioni. Venne garantita l’assistenza medica al parto, periodi di riposo per l’allattamento nonché il trattamento economico durante le assenze per maternità.

Infine, nel maggio del 1952, Teresa Noce presentò un ultimo progetto di legge alle Camere per l’applicazione della parità dei diritti e della parità di retribuzione per un pari lavoro, ma l’accordo sulla parità sarà raggiunto solo il 16 luglio 1960 relativamente ai soli settori industriali (le donne otterranno la parità salariale in agricoltura nel 1964). Una partita ancora oggi aperta e non perfettamente attualizzata. Così si instradava il lungo percorso delle pari opportunità. 

È importante ricordare le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’8 marzo di qualche anno fa:  “Il percorso della parità non è stato semplice, né scontato… Dopo un trentennio di lavori oggi approda a una concezione della cura parentale come impegno da condividere tra entrambi i genitori. Il cammino di avanzamento dei diritti del lavoro compiuto da milioni di donne, è segnato da battaglie sindacali e civili, talvolta aspre; possiamo ricordare, ancora, la tappa del 1963, quando venne introdotto il divieto di licenziamento a causa del matrimonio e quella del 1977 che con sempre maggiore aderenza al dettato costituzionale, ha affermato la piena parità di trattamento nel lavoro tra uomini e donne”.

E ancora, sono illuminanti su questo argomento le parole dell’On. Lina Merlin: “Noi sentiamo che la maternità, cioè la nostra funzione naturale, non è una condanna, ma una benedizione e deve essere protetta dalle leggi dello Stato senza che si circoscriva e si limiti il nostro diritto a dare quanto più sappiamo e vogliamo in tutti i campi della vita nazionale e sociale, certe, come siamo, di continuare e completare liberamente la nostra maternità”.

Mi piace concludere con un accenno a quella che è stata definita dagli economisti la womeneconomics, ovvero un’economia che riconosce le donne come motore di sviluppo. Questa  teoria connette i temi delle pari opportunità agli indicatori economici di crescita di una nazione, con il risultato che solo con una presenza sempre maggiore delle donne l’economia può svilupparsi ulteriormente. Inoltre è doveroso analizzare che nei paesi dove vi sono adeguate politiche per incentivare la presenza delle donne nel lavoro, senza che ella trascuri la sua fondamentale funzione famigliare nel periodo di fertilità, sussiste un maggiore successo economico e un proficuo concetto di pace sociale. Per esprimere il concetto con le parole di Virginia Woolf, una pregnante presenza delle donne in tutti gli aspetti sociali è espressione di una società che può prevenire anche la GUERRA. 

ARTICOLO 37 DELLA COSTITUZIONE

“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a  parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.”

Buona festa della donna a tutti!

Marina Pinnelli

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