TORINO, G7: FERITI DUE POLIZIOTTI, TONELLI: “INTRODURRE ARRESTO OBBLIGATORIO” – Sindacato Autonomo di Polizia

TORINO, G7: FERITI DUE POLIZIOTTI, TONELLI: “INTRODURRE ARRESTO OBBLIGATORIO”

«L’ira degli idioti del Partito dell’Antipolizia colpisce ancora. Due colleghi sono rimasti feriti dal lancio di petardi e fuochi d’artificio ad altezza d’uomo». È questo il duro commento di...

«L’ira degli idioti del Partito dell’Antipolizia colpisce ancora. Due colleghi sono rimasti feriti dal lancio di petardi e fuochi d’artificio ad altezza d’uomo». È questo il duro commento di Gianni Tonelli, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), all’indomani degli scontri verificatisi a Torino.

«La cosa più disgustosa – continua ancora Tonelli – è il fatto che tre delle antagoniste fermate ed indagate per resistenza a pubblico ufficiale, siano state immediatamente rilasciate. Se avessero denunciato queste, presunti abusi da parte di miei colleghi, il trattamento sarebbe stato lo stesso, o saremmo finiti su tutte le prime pagine etichettati come carnefici e violenti?».

Durante il corteo tanti sono stati gli slogan contro le Forze dell’Ordine, per non parlare dei cassonetti posizionati ad intralcio o incendiati.

«Siamo stanchi di farci lanciare addosso di tutto – incalza Tonelli – e siamo stanchi di assistere a provvedimenti, come quello per le tre antagoniste rilasciate, che delegittimano il nostro operato, legittimando condotte antipolizia oltre ogni limite di sana e pacifica convivenza. Serve un nuovo titolo di reato in cui sia previsto l’arresto obbligatorio in caso di danneggiamento grave, da inserire tra i reati contro l’ordine pubblico e non contro la proprietà; arresto obbligatorio strumentale al giudizio per direttissima anche nei casi di travisamento, altrimenti si incorre in casi come quello di Bologna dove persone sono state denunciate oltre cinquanta volte con prove inoppugnabili come filmati e altro, e non patiranno mai una condanna perché i procedimenti andranno in prescrizione.

Protestare è lecito – e conclude – ma rispettando le regole e le istituzioni dello Stato, cosa che ahimè non avviene, con buona pace di chi dovrebbe tutelarci».

 

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