Squadra Mobile di Perugia, pubblicate altre intercettazioni – Sindacato Autonomo di Polizia

Squadra Mobile di Perugia, pubblicate altre intercettazioni

Il ruolo della tenente dei Carabinieri, Vanessa Sollecito, pare emergere con forza dalle ultime intercettazioni pubblicate dal quotidiano LIBERO… LE TELEFONATE DEI SOLLECITO AI POLITICI PER RAF – I...
Il ruolo della tenente dei Carabinieri, Vanessa Sollecito, pare emergere con forza dalle ultime intercettazioni pubblicate dal quotidiano LIBERO…

LE TELEFONATE DEI SOLLECITO AI POLITICI PER RAF – I parenti accusati di manipolare l&#39inchiesta. La sorella tenente: “Mi rompo un dito e passo al civile cosi&#39 lo faccio uscire”


Il delitto di Perugia. C&#39e&#39 la sorella di Raffaele Sollecito, lo studente di Giovinazzo accusato di avere ucciso l&#39inglesina Meredith Kercher, che telefona a papa&#39  Francesco e annuncia di essere pronta a rompersi un dito pur di «transitare nei ruoli civili dei carabinieri» e riuscire cosi&#39 a portare avanti il piano «illecito» per fare uscire il fratellino di prigione e aiutarlo ad «andare via da questo Paese di m…».

Vanessa Sollecito ha 31 anni ed e&#39 tenente dell&#39Arma in forza alla Regione Lazio. Anche lei, come il padre e il resto del parentado (gli zii, il cognato, i cugini, la seconda moglie di papa&#39), cerca l&#39appoggio di personaggi “eccellenti” per scagionare Raffy e fare trasferire i «colpevoli veri». Essi sarebbero i poliziotti che lo hanno messo sotto accusa e i magistrati che non ne vogliono sapere di liberarlo.

Il “clan” Sollecito (cosi&#39 chi indaga sull&#39omicidio di via Della Pergola definisce i familiari di Raffaele), e&#39 iscritto a registro nell&#39ambito di un secondo filone dell&#39inchiesta sul delitto del 2 novembre scorso. Le ipotesi di reato sono: diffamazione, violazione della privacy, pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. Sono le 18 e 20 del 3 marzo scorso quando Vanessa telefona al padre (cardiologo noto in Puglia) e annuncia: «Ho conosciuto un ragazzo della polizia penitenziaria che lavora al ministero della Giustizia. Dice che un sindacalista gli ha spiegato che c&#39e&#39 un modo per transitare nei ruoli civili dei carabinieri, anche se poco lecito. E&#39 quello che io mi rompa un dito, se le cose per Raffy si mettono male, per perdere l&#39idoneita&#39  e passare d&#39autorita&#39  nei ruoli civili». Francesco Sollecito si arrabbia moltissimo. Non per il dito rotto della figlia ma perche&#39 sa di essere intercettato: «Non devi parlare a questo telefono, e&#39 intercettato», urla. E Vanessa: «Sara&#39intercettato il tuo, ma non il mio!».
Due settimane dopo, e&#39 la mattina del 17 marzo – ore 10 e 59, Vanessa cerca al telefono il senatore dell&#39Idv Domenico Formisano per poterlo incontrare. E riferisce al padre: E&#39 amico nostro. Lui mi ha chiesto un favore per un ragazzo che deve rimanere a Roma. Andra&#39 nel suo ufficio mercoledi&#39 alle 12 e 30, spero di accontentarlo per poi usufruirne e aiutare Raffaele. Lui e&#39 il numero due di Di Pietro».

LƎ maggio alle 10 e 23 e&#39 zia Sara Achille (moglie del fratello di Francesco Sollecito, Giuseppe) a dire: «Senti Franco, mi ha detto il senatore Domenico Nania di chiamarlo per un incontro a Roma. Sai, e&#39 sempre meglio avere un bel…». E Sara vorrebbe interessare alla vicenda «addirittura l&#39onorevole Renato Schifani».

Tre giorni prima, alle quattro del pomeriggio di nuovo Vanessa, parla in tono “sarcastico” al padre: «Quelli vanno ancora a prendere le impronte dei piedi… il colonnello De Fulvio, che e&#39 quello del Ris, dice che se ancora stanno a questo punto… E si e&#39 offerto di vedersi con l&#39avvocato Bongiorno a titolo di amicizia, per vedere il materiale della scientifica…». Sollecito la interrompe: «Di queste cose non devi parlare su questo telefono, QUESTO E&#39 SOTTO CONTROLLO! Chiamami piu&#39 tardi». Zio Giuseppe Sollecito, il 30 luglio, pronuncia frasi offensive nei confronti dei magistrati di Perugia perche&#39 «non hanno approfondito la pista investigativa del tossico trovato sporco di sangue vicino alla casa della vittima il giorno del delitto… e questo solo allo scopo di tenere Raffaele in carcere». Risponde il fratello Francesco: «Li scuoio vivi a quelli… e mi sentano pure».

Mara Papagni, la matrigna di Raffaele, si affida totalmente all&#39avvocato Giulia Bongiorno: «Quella, la signora Trentapalle, sistemera&#39  tutti… Lei sa come comportarsi in certe situazioni».

La strategia dei familiari di Sollecito appare chiara in altre intercettazioni: vogliono fare pressioni sui giudici della Corte di Cassazione affinche&#39 accolgano il ricorso presentato dai difensori del ragazzo, pretendono che l&#39inchiesta venga tolta ad alcuni investigatori ritenuti scomodi. Nel mirino ci sono soprattutto il commissario Monica Napoleoni, responsabile della Sezione Omicidi e Giacinto Profazio, capo della Squadra Mobile. Nelle telefonate, i Sollecito, li chiamano «bastardi, maiali, figli di puttana». E concordano: «Dobbiamo trovare qualcuno che intervenga in qualsiasi maniera». Si legge nei brogliacci: «Bisogna impedire alla polizia di fare altre nefandezze».
Il “clan” l&#39accusa di avere falsificato le prove per incastrare Raffy. E per questo contattano giornalisti e televisioni per fornire documenti e immagini da diramare (come quelle che ritraggono il corpo straziato della povera Mez dopo il delitto e mandate in onda da una tv locale della Puglia). Volevano «dimostrare che la scientifca ha lavorato sporco per incastrare Raffaele».

Adesso i Sollecito e le rispettive mogli sono indagati.
(Articolo di Cristiana Lodi, pubblicato da LIBERO il 28 giugno 2008)

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