IL SAP INTERVISTA ELENA PAGANI, AUTRICE COL PROF. MELUZZI, DEL LIBRO “LADRI DI FACCE” – Sindacato Autonomo di Polizia

IL SAP INTERVISTA ELENA PAGANI, AUTRICE COL PROF. MELUZZI, DEL LIBRO “LADRI DI FACCE”

Avventurarsi nella lettura del nuovo libro di Elena Pagani, vuol dire immergersi in un mondo unico, particolare, dove la passione, il talento e l’attitudine della nostra collega, Elena infatti...

Avventurarsi nella lettura del nuovo libro di Elena Pagani, vuol dire immergersi in un mondo unico, particolare, dove la passione, il talento e l’attitudine della nostra collega, Elena infatti è Assistente Capo Coordinatore presso la Questura di Mantova, ci conducono nei meandri più profondi della capacità umana di saper analizzare, scrutare, riflettere, disegnare, ricostruire. “Ladri di facce”, edito da Oligo Editore, è stato scritto a quattro mani col Professor Alessandro Meluzzi ed è un saggio artistico criminologico, come lo definisce la stessa Elena Pagani.

 

Ma come per tutti gli artisti di questo mondo, per apprezzare al meglio la lettura, andiamo ad approfondire il personaggio. Premessa d’obbligo: trattasi di talento puro quello che porta una bambina di cinque anni a disegnare su quaderni che le maestre mostrano ai genitori suggerendo per la piccola effettui studi d’arte. Trattasi di talento puro se a 16 anni sei già Maestro d’Arte (il titolo è rigorosamente da vantare al maschile), e sempre di talento puro si tratta se, infine, all’ Accademia di Belle Arti di Brera ti accolgono senza test di ingresso, non paghi tasse per il livello della tua preparazione e a soli 22 ti laurei con il massimo dei voti e la lode a cui farà seguito un Master conseguito a Stoccolma. Questo talento puro, se ancora qualcuno al Ministero non se ne fosse accorto, è una nostra collega che da quasi 30 anni lavora per la Polizia di Stato.

Prima delle domande, il suo lavoro più famoso: nel 2017 a Rimini uno stupratore sembra riuscire a farla franca fino a quando la vittima non si imbatte in Elena Pagani alla quale, per sei ore, racconta i tratti somatici e comportamentali dell’uomo che, qualche giorno prima, l’aveva violentata. La ricostruzione anatomico facciale che la Pagani disegnerà sarà certificato essere, da comparazione biometrica lineare, corrispondente al 98,7% al vero volto del criminale. E grazie a questo sua indagine grafica, di supporto alle complesse indagini di vari reparti operativi della Polizia di Stato, lo stupratore viene arrestato poche ore dopo su un treno mentre tentava di lasciare il territorio nazionale.

“Ladri di Facce” è una lettura che scorrerà via tutta d’un fiato, tanto è pregna di un talento e di una sapienza che probabilmente diventeranno i capisaldi del settore nei decenni a venire. E’ possibile ordinare il libro alla seguente mail: casaeditrice@ilrio.it

 

Elena dovrei iniziare con le domande di routine, ma andiamo prima al dunque: tu cosa fai?

“Ricostruzioni grafico-anatomiche di competenza del Disegnatore Anatomico. Con e senza ausilio di testimoni e/o database. Tra le varie possibilità d’intervento, analizzo disegni smontandoli tecnicamente ripercorrendo a ritroso le azioni e percorrenze grafiche di tutti i tratti compiuti dall’autore che lo ha realizzato dando loro un ordine cronologico in merito a tempi esecutivi e, parallelamente, di logico significato. Il tutto per trarne informazioni tecniche ed investigative al fine di risolvere casi criminologici”.

Detta così può risultare di difficile comprensione non tanto culturale, ma pratica:

“Immagino, (Elena sorride) ma è proprio ciò che faccio da 30 anni. Parlando di pratica, quanto ho sopracitato, è accaduto in un caso riguardante una persona scomparsa tempo fa. In Questura ci arrivò un foglio di carta su cui erano disegnati a mano svariati soggetti apparentemente privi di logica grafica e, di conseguenza, di senso compiuto. L’indagine ha avuto inizio proprio per l’inquietante presenza del nome della persona scomparsa, manoscritto in calce al disegno”.

 

E li vai in catarsi e inizi la tua attività di analisi?  

“Esatto. Ricordo che gli investigatori dissero che sicuramente era opera di un bambino. Dissi subito ai colleghi che non solo non si trattava di un disegno infantile ma di quello di un adulto che, tra l’altro, aveva conoscenza tecnico grafiche. Osservai quel foglio maniacalmente. Ho analizzato a fondo ogni singolo millimetro dei segni componenti ogni disegno presente sul foglio. Volevo capire come era stato realizzato per poter dimostrare tecnicamente da dove era partito l’autore, nella sua narrazione figurata, fino a dove aveva finito. Quando mi accorsi che l’analisi tecnica dei disegni, nella logica strutturale che avevo ricostruito, corrispondeva ad una logica sequenziale di eventi fattuali e percorrenze riscontrate dallo svolgersi di eventi accaduti durante l’avvicendamento della scomparsa della persona che stavamo cercando, capii che stavo arrivando ad una soluzione tecnico scientifica di assoluta attendibilità”.

E poi c’è stata Rimini col record:

“Stetti 6 ore con una delle vittime dello stupro che mi raccontò molto altro, oltre a ciò che aveva già dichiarato agli altri investigatori. La ricostruzione anatomica disegnata che realizzai, in seguito alla cattura del responsabile si dimostrò essere pari al 98,7% del volto del violentatore”.

E quell’1,3%?

“E’ attribuibile alla definizione di entrambe le porzioni superiori le orecchie. La vittima mi parlò di un cappellino da Baseball, indossato dallo stupratore durante le violenze esercitate, di taglia maggiore alla circonferenza della sua testa. Considerai due sole ipotesi plausibili : che le orecchie avessero proprio quella precisa naturale conformazione verso l’esterno oppure che il peso del cappellino, proprio perché eccessivamente grande, avesse trovato agio sulle orecchie decretandone così l’esposizione indotta. Fu la seconda ipotesi a trovare riscontro in quell’1,3%”.

Elena torniamo alle domande di routine, quando nasce la tua passione per il disegno?

“Più che passione, necessità. Da quando ero una bambina, a scuola. Per me era tutto molto naturale, per la mia maestra no. Parlò con i miei genitori e fece capire ad entrambi che non era comune vedere una piccola disegnare così”.

Poi la sua seconda grande passione, la Polizia di Stato:

“Esatto. Ho sempre avuto un enorme rispetto per tutti coloro che facevano questo lavoro. Sono una persona ligia alle regole, volta al sacrificio e al lavoro. Ho sempre pensato che la Polizia fosse anche un “qualcosa” che mi avrebbe difeso, proteggendomi. Essere Disegnatore Anatomico e Poliziotto mi ha concesso, da ormai trent’anni, di viaggiare su due binari paralleli di vita facendoli convergere in condizioni che a molti parevano improponibili.  Entrai a far parte della Polizia di Stato frequentando il 133° Corso AA che feci a Peschiera del Garda, Istituto d’Istruzione dove, tra l’altro, recentemente ho proposto in formazione agli Allievi Agenti e al personale operante nella Scuola, un seminario dal titolo “ Il disegno accademico di ricerca nell’investigazione criminale”.

Chiedesti di andare subito alla Scientifica:

“Si perché era l’unico settore dove sapevo si potesse disegnare anche se la soddisfazione di farne parte è giunta solo molti anni dopo in mio ingresso in Polizia. Quando una persona raggiunge un certo traguardo, dopo tanta fatica e altrettanto lavoro, questo suo obiettivo non deve essere un punto di arrivo ma nuovo punto di partenza ed anch’io considero dove sono arrivata oggi, dopo 30 anni di servizio, sorprendente punto di nuovo inizio di ricerche volte sempre ad approfondire i miei studi, le mie ricerche, le mie sperimentazioni”.

Dopo il tuo record, l’incontro con il Prof. Meluzzi e la decisione di scrivere un nuovo libro:

“La decisione del libro nasce da una proposta fattami dal Prof. Meluzzi negli studi di Quarto Grado. Quando seppe del mio lavoro di Rimini, mi propose di scrivere a 4 mani questo saggio per spiegare ad un vasto pubblico, quindi non solo per esoterici del settore, quanto sia estremamente difficoltoso emotivamente e tecnicamente affrontare percorrenze investigative così diversificate . Da psichiatra forense diceva che la nostra mente non è in grado di riportare determinati dati. Poi scoprì che c’era chi ce l’aveva fatta. ( Elena sorride ancora… )”.

 Qual è la finalità ultima della tua attività?

“Contribuire a cercare la verità per rendere giustizia alle vittime. Questo è sempre stato inizio e fine ultimo di ogni mia indagine grafica. La mia più grande battaglia”.

E alla fine i proventi del libro andranno al fondo assistenza della Polizia di Stato in favore delle vittime del dovere:

“Tengo a dirvi che non appena ho comunicato la mia decisione al Prof. Meluzzi, anche lui ha avvalorato la mia stessa decisione. Ricordare chi ha sacrificato la vita al servizio del Paese non è solo concedergli perpetua gratitudine ma, a mio sentire, è onorevolmente doveroso”.

 

 

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