Sindacato Autonomo di Polizia


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Le battaglie del Sindacato Autonomo di Polizia

Le rivendicazioni del SAP, espresse fin dalla nostra costituzione attraverso uno Statuto che ha sempre fatto dell’autonomia la propria forza, non si limitano alle questioni contrattuali e al Riordino delle Carriere, che pure sono obiettivi irrinunciabili, ma puntano ad una crescita professionale, economica e culturale della Polizia di Stato e delle Forze dell’Ordine.

Questi i nostri obiettivi programmatici e strategici ai quali non rinunceremo mai!

  1. 1) Riconoscimento non contingente e sostanziale del Principio di Specificità, affinché con un trattamento economico diversificato rispetto al resto del pubblico impiego venga affermato che i Professionisti della Sicurezza non sono “lavoratori” e hanno diritto a vedersi riconosciuti i sacrifici e gli sforzi compiuti quotidianamente a rischio della propria vita.
  2. 2) Conferma di un trattamento economico pensionistico diverso dagli altri pubblici impiegati, in linea con quel Principio di Specificità che non può assimilare, sia detto con il massimo rispetto, un bidello o un postino con chi ogni giorno scende in strada per tutelare la sicurezza dei cittadini.
  3. 3) Corresponsione puntuale e regolare delle varie indennità accessorie e di Specialità che competono al personale di Polizia, da sempre cronicamente in ritardo. Una situazione che ingenera malcontento presso gli operatori, i quali vedono così vanificati gli sforzi e l’impegno quotidianamente profusi
  4. 4) Rispetto, da parte dell’Amministrazione di Pubblica Sicurezza, di tutte le norme che riguardano i trasferimenti, la tutela della maternità, le promozioni, il diritto allo studio. Le disposizioni in vigore, infatti, assegnano diritti a tutti i “lavoratori” tranne che ai Professionisti della Sicurezza. Tanto per fare alcuni esempi, sono sistematicamente disapplicate le norme relative alla tutela della maternità, nonostante le Sentenze di vari Tribunali Amministrativi. Ancora, il personale in servizio in zone disagiate si vede negato sistematicamente il diritto al trasferimento previsto dopo due anni
  5. 5) Maggiori tutele per l’attività professionale di Polizia e per gli operatori che finiscono sotto indagine per eventi e situazioni legati al servizio. Le indagini non possono essere sottoposte al vaglio dell’ultimo, giovane Pubblico Ministero ma, in linea con quanto avviene già in altri stati europei, tutto deve far capo direttamente al Procuratore della Repubblica, al fine di garantire maggiore equità e serenità di giudizio.
  6. 6) Maggiore tutela per l’operato delle Forze dell’Ordine, troppo spesso vanificato da leggi e disposizioni che paiono tutelare maggiormente gli indagati e chi commette reati, rispetto a coloro che sono preposti alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. No alla politica delle amnistie e degli indulti.
  7. 7) Investimenti concreti sulla formazione professionale del personale, in linea con le prerogative costituzionali. Purtroppo, ad oggi, la maggior parte degli operatori non hanno la possibilità di crescere professionalmente e culturalmente, se non con mezzi propri.
  8. 8) Tutela e rispetto delle vittime del dovere, della criminalità e del terrorismo, e dei loro familiari. Un obiettivo che in questi anni, pur con notevoli conquiste rispetto al passato, non è ancora stato raggiunto a pieno. Occorre infatti che i riconoscimenti, anche economici, ai parenti delle vittime siano incrementati sensibilmente e l’iter di assegnazione degli stessi accelerato. Occorre, soprattutto, che nel nostro Parlamento non siedano più coloro che si sono macchiati di gravi reati di sangue contro appartenenti alle Forze dell’Ordine.
  9. I manifesti programmatici

    • Mobilità blindata con divieto di soggiorno
    • Minaccia della maternità
    • Flessibilità ed esigenza del sistema, una chimera
    • Volanti non per caso
    • Trattamenti umilianti
    • Attenzione al sistema di garanzia dei diritti inviolabili
    • Infortuni in servizio e retribuzione in calo
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